giovedì, 22 ottobre 2009, ore 00:54

Il freddo congela i pensieri. I movimenti si fanno più lenti, le facce spariscono nelle sciarpe, il mondo sembra compatto e silenzioso, e camminare avanti è come scalare la montagna più alta e ardua del mondo. Ho sempre pensato di essere perfettamente me, di non avere nulla di sbagliato, che fosse il resto a girare nel senso opposto, ho sempre guardato oltre le mie impressioni, cercando di non ristagnare nel marciume di angosce invadenti. Non prendo nulla sul serio, non apro gli occhi, decido di non vedere per poter disegnare la realtà con i miei colori: la libertà ha un peso ingombrante. Rimango invischiato nel fango nero di questa situazione; sono scappato, ho preso le mie cose, e sono scappato. Me ne sono andato, buttandomi, senza pensare, e io penso sempre: non ho più voglia di pensare. Sono stanco di essere freddo, ma lo sono diventato. Sono una persona fredda, è la realtà. Non ho mai detto 'hai cambiato la mia vita', non ho mai detto 'non posso vivere senza di te': non l'ho mai detto. Ho sempre frenato l'emozione delle parole, perdendomi nei particolari insulsi di una paranoia per non pensare alla situazione complessiva. Mi sono trascinato a terra con le mie stesse mani. Non ho capito nulla. E il tempo scorre troppo in fretta, come un nastro rosso e liscio tra le dita, e io non riesco a fermarlo, a sentirne l'essenza, ma lo sfioro e lo lascio scorrere con l'innocenza dell'inconsapevolezza e l'intelligenza della resa. Non c'è niente da fare. Non c'è niente che io possa fare, ora: le cose sono cambiate, il tempo vola, e non aspetta nessuno- e la banalità del concetto uccide. Vorrei poter guardarmi intorno e vedere che non manca nulla. Smettere di fare progetti, di speculare ed elucubrare, affrettarmi a capire che è tutto qui, e che domani potrebbe non esserci più
 
m.
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