mercoledì, 31 dicembre 2008, ore 00:16

Il mondo gira. Le luci scorrono sullo schermo, accecanti e impavide, disegnando strisce contorte in cui, se ti concentri, riesci a vedere qualsiasi cosa. Di notte, nell’ultima notte di un anno, mi duole un labbro inferiore, e nulla più; avrei tante cose da dire, esprimere, creare- spiegare. Vorrei essere capace di dire ciò che va detto, di esprimere ciò che va espresso, di creare ciò che va creato. Ma non m’importa, perché vivere è scegliere, chi ti dice se hai scelto bene? Sento le persone che chiamano il mio nome, mi ingannano con un bacio, mi lasciano con uno dito, spingendomi sotto le rotaie di una stazione polverosa e stanca, o che si è stancata, ma non m’importa, perché ho tessuto il mio velo, ed è chiaro ma nitido, e resiste, ed io non temo le conseguenze. La rabbia cola liquida sopra le rocce della mente, allunghiamo la mano tutti insieme e sforiamo quello che è rimasto, ma le cose sono cambiate, le dita si chiudono e feriscono l’aria, e io odio l’espressione “ferire l’aria”, ma ora è calzante, e non direi mai calzante se non fosse necessario: cado in avanti, sbatto la faccia. Ma non m’importa! è così strano continuare a ripeterlo, i filamenti del disinteresse si dipanano nell’acqua come lunghi capelli ondeggianti e rossi, e si attaccano ad ogni cosa, sono una corazza, uno scudo, e io non sento non capisco non vedo come sia possibile uscire da questa condizione perpetua di insoddisfazione perenne che non mi appartiene ma mi tiene, che non vedo ma sento, che non capisco ma voglio, perché essere insoddisfatti significa essere vivi, ed essere vivi significa esigere sempre di più, e di qui l’insoddisfazione, e l’essere vivi. Ma chi vive di sensazioni e ricordi, illusioni e parole, vive male, dicevano al mare, mentre il pontile crollava e tutti morivano urlando; ho provato a salvarla, disse alla polizia, o alla madre, non ricordo, accorsa sul luogo del misfatto il giorno del misfatto all’ora del misfatto, ho provato a salvarla, disse, ma è annegata. E io sono annegato con lei, almeno in parte, vede, non ho più mani per toccarle la mano, o la guancia. È normale? è giusto: non temo le conseguenze, ah! è ciclicamente testato che tutto scorre, ma tutto eh, anche la tazza di paperino qui accanto a me prima o poi scorrerà in qualcosa d’altro, spero, per dare forza alla mia teoria. Pulsiamo e cantiamo tutti insieme, anche se non c’è niente da ridere, mi raccomando
m.
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domenica, 28 dicembre 2008, ore 22:00

Che fai per dirle che l’ami?
Il naturale processo di eliminazione.
What have you found? The same old fears.
The only way to get what you want, it’s to come a human yourself- stia con noi!
Non mi crede? Chieda al piatto.
Sono stanco.
I’m tired.
Zzzzadina.
27 dicembre [virus!] ma santo...
ehi, ma che sia il caso di
PERIDON?
la tazza di paperino
d0v'è il cellulare.
ok.
AH! AH! AH! AH!
now, sing! keep singing!
è stata una cosa naturale! chiediglielo! chiediglielo! chiediglielo!
potrebbe risuccedere?
ma il coccodrillo com'è che fa.
semmai la Pezza
muore.
Muore.
MUORE.
 
filamenti di pensieri in una notte festiva.
m.
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