I banchi messi in fila uno dietro l’altro, i muri rosa salmone, le finestre sporche che riflettono una luce opaca sul pavimento, l’atmosfera della polvere (ha un’atmosfera precisa, un preciso modo di apparire della polvere, nascosta ma evidente) tutto in una sola carrellata d’immagini veloci, mentre la musica parte.
Trascinandosi sul muro, l’inquadratura passa di stanza in stanza, di edificio in edificio, seguendo una linea orizzontale: lei studia sul letto, le gambe accavallate, la matita in bocca; lui ripassa a gambe incrociate, girando in tondo sulla sedia nera, muovendo le mani; un’altra è seduta in un bar alle sette di sera, e mentre fuma legge con poco slancio una pagina piena di appunti concentrati e neri, la telecamera si allontana da dietro, e poi si alza, verso il cielo.
La musica rallenta, e si sentono tante voci che ripetono nozioni di argomenti diversi, poi viene silenzio.
È mattina, Marco è a letto con gli occhi aperti. Si alza, la telecamera rimane ferma mentre lui sparisce a piedi nudi oltre la porta, diretto in bagno. Lo segue dopo poco, si sta lavando la faccia, i rumori sono accentuati, non c’è alcun sottofondo musicale. Si sente il respiro.
Esce di casa, l’aria fuori è fresca. Apre il cellulare con una mossa precisa, legge un messaggio importante, che rimane suo, la telecamera non lo inquadra. Rimette il cellulare in tasca, esce dal cancelletto, lo chiude, e la telecamera si avvicina sul clic metallico del cancelletto chiuso, sulla sua mano che sparisce oltre il cancello.
Davanti a scuola, un gruppo di ragazzi isolato dall’intera massa.
Si guardano, la telecamera li inquadra uno per uno, la musica riparte di sottofondo, via via più potente.
“Beh, ci siamo, mi sa che dobbiamo entrare” dice una di loro.
Entrano, e lui con la mani sulla maniglia della porta, si gira un attimo, a osservare quello che si lascia dietro. Entra, e la musica esplode più forte che mai.
La telecamera comincia un moto ondeggiante, tra un ragazzo che sfoglia un vocabolario rosso, una ragazza che scrive piegata in due sul banco, i professori che camminano senza faccia, perché sono le facce dei ragazzi ad essere inquadrate. Si entra in una classe, e lei sta esponendo la sua tesi, davanti ad un gruppo di persone dagli sguardi seri, si esce dalla classe, si entra in un’altra dove una ragazza dai capelli biondi ripassa in modo frenetico, la telecamera l’abbandona e inquadra lui che sorride alla sua migliore amica, che nonostante tutto è là, ed entra, mentre la telecamera lo abbandona già.
L’inquadratura torna su tutti loro, loro sei, che scendono le scale
ed escono dalla scuola proprio mentre la canzone intona il suo punto più bello, le mani sul vetro, la scuola accesa alle loro spalle, facce intorno.
Scendono le scale
e mentre la canzone termina con il coretto finale, lui si gira a guardare la scuola, la telecamera lo inquadra da vicino, un secondo, e mentre si rigira per raggiungere gli altri
la puntata finisce in una schermata nera, con gli ultimi strascichi del coro
(Coldplay- Viva la Vida)
m.