domenica, 15 giugno 2008, ore 12:49

Sapevo bene quanto giugno facesse schifo già da qualche anno, ma non avrei mai pensato potesse raggiungere livelli simili. È un orrendo circolo vizioso, in cui il tempo si riflette tra settembre e giugno, e tutto cede alle parentesi del forse, del perché, con un’ingiustizia preponderante che spadroneggia su noi poveri adolescenti in pericolo. Uno finisce per sottomettersi alla malinconia e al carico di emozioni che giugno ti porta, tra lacrime lacrime lacrime e qualche risata, prima di sapere e dopo aver realizzato con coscienza e raziocinio. Ti viene voglia di prenotare la fermata del sette con insistenza, anche se non sei proprio davanti a casa tua, e di scendere, così, senza preavviso, con lo sguardo fiero e gli occhi un po’ lucidi. Mi sento perso in questo giugno piovoso, e il fatto che il tempo rispecchi lo stato d’animo collettivo è prova scientifica dell’inesistenza di un’entità giusta, che almeno ci concederebbe un bel sole luminoso e caldo per risollevare gli animi che s’ingrigiscono man mano che il tempo passa- ma poi, è proprio vero che il tempo passa? Le giornate durano giorni, le settimane mesi e finito giugno io mi sento più vecchio di un intero anno. Sapete, non credo di potercela fare ancora a lungo, sento un consistente gomitolo di amarezza, incredulità e rabbia ancorato alla faringe, e il respiro si fa faticoso, a volte. Come quando, appena alzato, realizzi che la tua vita, per come la conoscevi, è definitivamente cambiata; e allora, vorresti tornare a chiudere gli occhi, tornare nel torpore del sonno, scivolare in terreni inconsci ed onirici in cui la realtà si plasma come creta sciolta. Ma no! No, perché sennò sarebbe troppo facile, e noi tristi adolescenti siamo condannati ad essere infelici a causa degli ormoni e di onde psichiche contrarie alla felicità più becera e normale: una specie di barriera citoplasmatica piena di estroflessioni digitiformi che respingono gli avvenimenti felici e soccombono a quei venti malinconici che mi rendono tanto insoddisfatto di questa realtà. Mi sa che non ho mai avuto tanta paura in vita mia- ma non riesco proprio a piangere. Che posso farci? La risposta è drammatica: niente. Una vita, e non poter fare niente- assurdo
m.
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