Oggi ho paura, ma mi consolo pensando che tutti, prima o poi, hanno paura. Sento come se un estro persistente della mia anima si stesse inesorabilmente ribellando alle norme, e avesse deciso di prendere una strada tutta sua. Non capisco cosa sia importante, anche perché so che il mio posto è solo là, lì, ovvero, qui- e non c’è soluzione, è così, punto fine basta stop. Ci sono cambiamenti all’orizzonte, svolte inaspettate del programma prestabilito che sarebbe dovuto andare come io avevo artificiosamente progettato, ombre rossastre che prendono vita da ricordi o pensieri remoti, e dimostrano d’essere ancora vive e vivaci: ma com’è possibile? non è giusto, mi dico. Ecco, riconosco che c’è poca giustizia per come le vedo io, le cose; oppure, è questa la giustizia? È giusto, moralmente corretto su piano etico, forse, o forse doveva semplicemente andare così? tutti prima o poi hanno bisogno che qualcosa cambi, quando maggio finisce. Le cose cambiano, già. E dal cambiamento forse si capisce che cosa è davvero importante, io l’ho capito, ora, dopo sei righe: è l’estro mio che non lo capisce. Mi dice “Mi dispiace, devo andare, qui non respiro più”, e con la sacca sulle spalle si avvia verso sentieri inusuali e contorti, senza sapere se sia un bene o un male- ed io, in tutto ciò, mi sento a metà, solo pensando al se, se capita, ma non capita. O sì? Boh, difficile dirlo, realizzarlo poi, è come impossibile
m.