mercoledì, 29 agosto 2007, ore 21:06

Sono scivolato e mi sono fatto male, molto male; sono scivolato perché non sono stato attento, non ho guardato la strada, sono scivolato perché era il momento giusto per farlo, perché la mia vita era senza dramma, e senza dramma sembra che io non riesca a vivere, quando non aspetto altro che il momento giusto per liberarmi della tragedia, aborro il lato melodrammatico di questa esistenza, e ora sono per terra con le ginocchia sbucciate e le mani insanguinate, e aspetto solamente che arrivi e mi porti via e mi dica che vuole e me e solo e me, e invece non è possibile, perché è destino che sia così, perché io non voglio che arrivi, ma non ce la faccio ad alzarmi se non c’è, non ce la faccio ad andare avanti, non ce la faccio e basta

m.
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mercoledì, 08 agosto 2007, ore 09:53

Pomeriggi interi a non fare nulla, a sudare, e a giocare a beach, tentando palleggi stronzi che vanno sempre fuori. Guardare il Mundial, e pensare ogni volta a quanto bella è la ninfetta chiamata Carlotta, platinata e un po’ zoppa, e le labbra della Marti che si muovono vibrando, in quelle espressioni un po’ maliarde, un po’ ambigue, così divertenti; scivolare in una briscola vissuta appena, lamentarsi, lamentarsi sempre, sistemare la maglia sulle spalle, con una mossa rapida, tirare su col naso e ricominciare a respirare. Scrutare Anna - a cosa pensi? a chi pensi? cosa c’è adesso che non va? non mi toccare, cazzo!, lentiggini ovunque, maglia anguria e gonnellina sfilacciata, acidità verdognola di un ipod che la rispecchia, Remedios la bella che mi piace, perché mi ricorda quando Màrquez era la mia unica preoccupazione (finisci il libro, no, non voglio finirlo, ma come va a finire?), lui e Macondo (o Mocambo?), la solitudine in cent’anni di storia, la solitudine di un giorno, Nico diciassettenne, e una canzone, sul trespolo del bagnino, urlata e carica di speranza. Mirabilandia, cazzo, Mirabilandia! E il primo pomeriggio a casa di Rich, sgobbate voi che io gioco, io sono il meno furbo, io gioco; attimi di vita, gocce, cavilli, i cappelli bianchi, Olimpia lontana come mai, persa nel suo mondo fatato e normale, ciao Olimpia, comincia a vivere; e il Cruzan una sera di pioggia, con una ragazza che no, non si vuole vestire neanche quando si gela, e addirittura all’alba, sul pontile, in una notte che non è più nostra ma lo sarà per sempre, si è presentata nuda e temeraria, mentre tre ridevano, e quando arriva la palla ce ne andiamo, eh, questa è poesia spicciola, tastabile. L’ultimo libro di una saga magica, Anna che prende istruzioni dalla regia e mi manda a casa ad una determinata ora, proprio in quel momento, era buio, qualcuno doveva aggredirmi, ma io sono più furbo - sceneggiatori, al lavoro! Il bagno di notte, l’acqua calda, l’aria fresca, i piedi bagnati al Top Story, e l’angoscia degli ultimi giorni, per tante cose, le ultime cose, come quattro ore su due lettini a parlare, oppure in piazza a discutere di quanto sono lunghi i punti neri e di varicella, fino alle tre e qualcosa, e lo Shaki, ahia, lo Shaki, qualcuno ha fatto qualcosa, mi dicono. Nicolò-in-campo-sono-ovunque-faccio-tutto-io, mangia un pochino, che sei magro. Zadina... appunti di luglio, ci sono troppe cose, non si possono esprimere a parole. Appunti di luglio, del mio luglio finito, e Claudia non tremare, non ti posso far male (spera, Claudia, tutto torna, prima o poi)

m.
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