lunedì, 26 marzo 2007, ore 17:38

Ho perso troppo tempo rincorrendo ideali utopici per le strade contorte della mia immaginazione, della mia mente. Ho perso tempo nel suggestionarmi, nel convincermi, nel mettere alla prova, nel cercare di cambiare l’impossibile, di capire l’incomprensibile. Ho perso decisamente troppo tempo nella ricerca di qualcosa di nuovo, che non fosse banale, la cui originalità potesse stupire e affascinare, mi facesse sentire speciale, mi concedesse un’etichetta. Io fuggo e ricerco varie etichette, quando l’apparenza delle cose, la superficie, contiene davvero l’essenza o l’importanza di qualcuno, di qualcosa. E adesso c’è quella strana sensazione, il suono di una tromba coperta da troppi panni di lana pelosa, la penosa suggestione di un virus intestinale, la paranoia gemebonda di chi ha bisogno solamente di una persona che ora però è lontana. Cosa bisogna fare allora? Ricominciare a correre o fermare la maratona di colpo, come se una caviglia si fosse improvvisamente storta per colpa di  un movimento improvviso e sciocco? Ci sono momenti in cui l’esortazione alla rinuncia è davvero forte, altri in cui il solo pensiero della distanza mi provoca la necessità di sapere che c’è ancora, che è lì, a Valleverde, che mi sente, mi ascolta, mi capisce. E poi fa capolino il rancore. La rabbia, la delusione, l’orgoglio; tanti perché, perché urlati, masticati, sibilati, minimizzati, ingigantiti proprio perché io non faccio altro che urlarli, masticarli, sibilarli, minimizzarli, ingigantirli. C’è la paura di non sapere cosa fare, e il timore di avere fatto troppo e troppo poco. È il contatto che mi manca, perché ha ragione, io mi lascio trasportare dall’abitudine, dalla routine, dalla prassi, e io odio la prassi, proprio come parola, con quella erre traballante e la esse ghiotta. Il punto è che l’essere umano ha bisogno di certezze, perché sulla sicurezza si basano i rapporti più belli, di tutti i generi, di ogni condizione.

E anche oggi piove, a Modena.   

m.
quo vadis? ¤ commenti (5) ¤ commenti (5)(popup)
categoria :





martedì, 20 marzo 2007, ore 19:52

La pia donna è alta, giunonica, possente, ma ha un bel volto, nonostante i denti inferiori leggermente storti. Ha i capelli scuri, ben pettinati, e quella maglietta blu che la fa assomigliare a una salsiccia incellophanata. È compagna e amica di Atena la Saggia, dispensatrice di consigli esistenziali, di dritte sapienti per vivere al meglio la vita. La pia donna parla solo di cucina, di conad, del tartufo dell’ultima sagra, di quando se lo mangerà con mamma sua. È strana, ma è giovane, anche se l’età oscilla dai diciotto ai venticinque, donando ampio spazio per l’immaginazione. Ha delle mani bellissime, lunghe, bianche, affusolate. Le muove con quelle mosse un po’ smorfiose, un po’ studiate, ma così eleganti, così affascinanti. Ma sì, è affascinante, il suo fascino riecheggia da lontano, quando arriva, aureolata di magnetismo, ispiratrice di chissà quali pensieri. Bah, pomeriggio normale, le verifiche non sono andate malissimo, ho scoperto piaceri che non conoscevo, ho deciso che da domani la smetto di mangiare le kinder delice, anche perché mi devo alzare alle cinque, ché vado in gita. E, ovviamente, piove come non mai. Speriamo ci sia la neve, almeno assisterò ad un evento più unico che raro. Per la Sicilia.

m.
quo vadis? ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria :





sabato, 10 marzo 2007, ore 15:43

Un mese; trenta giorni, tante ore, migliaia di minuti, minuti lenti e minuti veloci, minuti di sonno e di paura, minuti di gioia e di dolore. Un mese, ecco, l’insieme di piccole schede temporali, un amplesso che giunge al termine, un incendio placato dalla forza dell’acqua. Un mese non è un anno, l’anno è dispersivo, e poi l’anno è composto da troppi mesi per essere più importante, l’anno è solo più lungo: è il mese che fa la differenza. Il tempo scorre velocemente, poi rallenta, prosegue stabile, quindi curva, e tutto questo nell’arco di un mese, o di un giorno (o di un minuto). Tre mesi mi separano dalla felicità, sette dal mio compleanno, nove dal primo mese del nuovo anno. Dio, ci si sente così piccoli; perché il tempo vola e va, e non aspetta nessuno, non indugia, non ama intercalare, non necessita di pause proprie. Ma il tempo, d’altra parte, guarisce le ferite, è decisamente una droga, il tempo, per racchiudere il dolore in una scatola piccola, di legno, in fondo alla memoria. E tutto quello che vorrei, ora, è solamente un po’ più di tempo. Ho bisogno di tempo per alzarmi, per andare avanti, per crescere. Ho bisogno di tempo per capire, capire che fare, dove andare, chi cercare. Ma no, il tempo vola. E un mese è composto da troppo poco tempo, un mese riesce a soffocarti. Non respiro più da troppo tempo. Qualcuno mi faccia ridere, per favore (I don't know how to say how I feel).

m.
quo vadis? ¤ commenti (5) ¤ commenti (5)(popup)
categoria :





giovedì, 01 marzo 2007, ore 18:46

Alla fine c’entra poco, ma in questo periodo, giuro, non m’interessa di nessun altro all’infuori di me. È così triste? Boh, sarà che mi sento così irrimediabilmente stupido, ho sbagliato anche matematica, o almeno non prenderò né nove né otto; mi sa che sono caduto in depressione, e il fatto che mi ci porti la scuola, dico, la scuola, mi fa capire quanto sia davvero sciocco. Provo quel tipico vuoto allo stomaco proprio dell’incertezza e dell’insoddisfazione; mi rifugio in grandi dormite, perché almeno il sonno lascia vagare i pensieri, e mi sembra di essere felice. Prendo delle vitamine, credo mia madre si stia spaventando (oddio, il deperimento fisico mi pare alquanto lontano), ma la gente non se ne accorge comunque, non so, forse sono io un po’ troppo egocentrico. Ora vorrei solo qualcuno che mi facesse pensare ad altro. Mi sento in colpa, non sono come mia sorella, come mio padre, non sono affatto un dieci, e neanche un nove, al massimo posso aspirare ad un otto scarso. Dio, è una cosa assolutamente insopportabile. E pensare che sono cresciuto con l’etichetta del piccolo genio, con maestre e professori lodanti, con strane manie di protagonismo, con la certezza di essere decisamente superiore alla media. In realtà, a me bastano i miei disegni e le mie storie. E del tempo, credo.

m.
quo vadis? ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria :