domenica, 28 gennaio 2007, ore 14:43

C’è chi parla di mesi a Londra, chi di pochi giorni in un piccolo paese di provincia, tanto per fare. C’è un divario enorme, un burrone, tra me e quello che sarei se non fossi così dannatamente arroccato sulle mie idee. Ed è proprio questa la sensazione che cerco di allontanare ogni volta, quando la domenica trascorre e la mia vita mi sembra piatta (piatta perché c’è un equilibrio, e l’equilibrio è noioso). La normalità è bella, sì, ma è troppo scialba. E io ho passato gli ultimi quindici anni a cercare di contraddistinguermi, vivendo di pallini per evitare la caduta. Avrei voglia di certezze (che però rientrano nella normalità), di archiviare il platonismo di ogni mia azione (con un risultato decisamente banale), di arrivare ai fatti (che sono normali, e quindi scontati). È un periodo che ripeto sempre le stesse cose. Vado a dedicarmi alla gola (nel senso del peccato capitale, ho un progetto)(con la consapevolezza di non saper più scrivere come un tempo).

m.
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domenica, 21 gennaio 2007, ore 12:14

La cosa più strana è che ti senti immensamente in colpa, come se fossi un assassino seriale in un tribunale di mille persone. La figura è pessima, e io ci tengo a queste cose; però, quei rombi geometricamente perfetti tra loro, quella assoluta precisione, io disinibito anche da morente, mi hanno portato una strana sensazione di assoluta tranquillità.

E davvero, ieri sera, caddi come corpo morto cade.

m.
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sabato, 06 gennaio 2007, ore 12:11

Dovrei andare a studiare greco, cazzo, e tra poco si mangia. Dio, perché mi hai tenuto in stato comatoso per ben una settimana? Perché non mi hai spronato al dovere, eh, perché non mi hai ricordato col tuo vocione imperioso che era ora di fare qualcosa? Dio, dio mio, su, attivati un po’ anche te, chessò, mandami un angelo custode, o un grillo parlante, che, prendendo le veci della mia coscienza (deceduta all’ultimo esame),  mi dica, ripetutamente: “su, Marco, al lavoro! Greco e italiano saranno contenti di essere studiati!”. No, no, non fare niente. Divertiti a guardare la fine di uno studente modenese,  ghigna pure ai suoi mediocri tentativi di saltare un’interrogazione; perché so benissimo (è una certezza che parte dal cuore) che, non appena queste vacanze finiranno, io inscenerò uno svenimento plateale due volte al giorno, mirando alla sensibilità materna delle professoresse, le quali, commosse, mi guarderanno con un sorriso gommoso e diranno: “Povero, le vacanze lo hanno stressato troppo: dai, si merita un bell’otto!” (l’ultima battuta è assolutamente utopica, ma perdonatemela, devo ancora studiare 47 verbi greci)

m.
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martedì, 02 gennaio 2007, ore 22:37

È che pensano sempre e solo che tutto sia dovuto: i soldi sono concepiti come potere (ed è giusto, in fondo). Ma il potere nell’adolescenza è nocivo, in quanto i soldi fanno credere che è necessario essere sempre rispettati, temuti ed ascoltati. E ciò che conta di più è la superficialità, la banalità dei discorsi sulla loro banalità, la voglia di imporre un’idea e di mantenerla nel gruppo, che assomiglia sempre di più a un branco.  E allora è davvero strano fermarsi un attimo e dirsi: tò, ti sei adattato per essere accettato, ma non accetti le persone alle quali ti sei adattato. Triste, decisamente troppo triste. E’ destabilizzante. Anna dice così:

 

Io sono convinta che non potrò mai amare, e che morirò prima di farlo. Non per egoismo, eh, ma perché non mi faccio mai coinvolgere, in fondo in fondo, da niente; nel senso che ci sono tante altre cose gratificanti, come la pallavolo, o ascoltare la musica! E poi, prendere un bel voto, sentirsi elogiare dai professori mentre superi la massa: lussuria pura, lussuria pura.”

                                                                                                 

                                                                                                  

Ma è spietato pensarla davvero così? Lei dice che è amaro.

Ma secondo te è bello possedere splinder?

Ma tua sorella ti dà dei soldi?

 

m.
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martedì, 02 gennaio 2007, ore 18:50

Ho una nuova mania: la scimmia fucsia di santa claus (sorella della serafina, la maialona rosapinta, là di fianco). Non cominciate a giocarci, crea dipendenza. E scrivo così per farvi iniziare, sicché odio essere l'unico idiota del gruppo.

m.
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