Già lo so, e non ribaditemelo, che si prospetta il capodanno più maledetto di tutta la mia minuta esistenza. E’ un periodo che ce l’ho con gli aggettivi che iniziano per emme, come modesto. Venerdì, al morsichino, ho chiesto una modesta piadina al cotto. Oppure minuzioso, come la lente a contatto che, minuziosa, s’appiccica al mio occhio; e ancora molesto, perché sì, il mio computer è decisamente molesto nei miei confronti. Ho scoperto che sono machiavellico, morboso e anche un tantino maleducato. Cioè, sono educatissimo, ma a volte divento la nemesi del moderno concetto di educazione, a causa del mio orgoglio mastodontico che non ne lascia passare una che sia una. Vabé, tralasciando la mia marcata voglia di scomparire, spero sia un meraviglioso anno, il duemilasette.
[Viva il Natale!]
e la paura di volare. Colloquiamo sull’ipocrisia del dio.
Tra pochi giorni, Cristo rinasce tra le mani dei vari pargoletti italiani che, al rintocco della mezzanotte, con estrema, ferrea diligenza, aggiungeranno la statuetta allegra del sacro putto, biondo e con le gote rosse, nella culletta di paglia, tra la Maria (eroina pop, una ragazza-madre) e il povero, sciancato Giuseppe (che assiste alla nascita di un bastardo venuto dal cielo, e dici poco, e non può fare altro che aggrapparsi al suo bastone contorto, come quello della contadina di Toy Story). Ah, il mulo e la vacca non contano (che sia un cavallo con un asino)(non ricordo)(ahi, il catechismo è ancora vivo in me. Lo sento, lo avverto), dato che sono gli ambasciatori di Lucifero, che alitano contro il Messia appena giunto, con il loro fiato pestilenziale e infernale.
Cristo nascerà nuovamente, per poi morire tra tre mesi circa. Il figlio diDDio che si lascia uccidere, massé, roba dell’altro mondo. Ferro e fuoco, cavallette e peste, mucche morte e grano marcio, ecco cosa avrei fatto, io. Perché sì, Dio col passare dei secoli ha perso le palle; s’è rammollito. Sono lontani i tempi in cui distruggeva le torri, buttava giù la gente dai giardini tropicali e paradisiaci, faceva sacrificare (in un giochetto sadico che è da imitare) i figli altrui per poi salvarli (il suo l’ha lasciato morire, ‘nu furbacchione). E le tavole, e i maremoti purificanti e purificatori, e Davide e Golia, e gli alberi che non bruciano. Sarà stanco... anche se non posso tollerare la stanchezza d’un qualcuno che in sei giorni mi inventa un mondo, dai. Eh? Si chiama libero arbitrio? Libero, arbitrio? Ah, quindi è ancora più stronzo: si diverte a vederci morire (strano questo vecchio dalla lunga barba bianca)(in realtà Dio e Dia, una donna, non dea, propria Dia, e per di più nera nera ossigenata, con le tette grosse e le labbra rifatte). Io spero di andare nel primo girone dell’inferno, quello dei lussuriosi, assieme a Cleopatra e Didone, e di passare l’eternità strattonato a destra e a manca, senza più nessun dio a rompere il cazzo. Sono anche politicamente corretto, dato che prevedo il mio futuro soggiorno oltremondano nell’inferno: ho messo le mani avanti. Ah, fregato!
Voglio essere dimenticato; passare alla storia come niente, come polvere risucchiata dal folletto verde e crema della nonna. Sì, senza che nessuno ti ricordi, o ti citi, o si riferisca in qualche modo a te. Io esigo di essere dimenticato, e di quello che accadrà me ne voglio gentilmente fregare. A volte vedo la realtà come fosse un lunghissimo film: la telecamera segue i miei passi, allargandosi in riprese vertiginose e stringendosi in primi piani azzardati. Un film vero e proprio, con tanto di colonna sonora che mi scorre dentro, mi fa sognare, vaneggiare nel mio mondo. Perché in effetti io ho un mio mondo (tutti, sottosotto, ce l’hanno), dove mi rifugio tre, quattro ore al giorno. Solo. Ma credo sia ora che qualcuno entri con me e, di colpo, mi porti via. Ho bisogno di essere salvato.