lunedì, 26 giugno 2006, ore 15:13

C’è stata una sera, la scorsa estate, in cui le mie percezioni si sono capovolte per la prima volta. In mezzo alle onde piatte d’un mare silenzioso, sulla punta di un pontile stretto e nero, cinque persone, ignare, o forse bramose di qualcosa di diverso, per sfuggire alla monotonia di un agosto troppo lineare, hanno sbagliato. La felicità le ha colte per un istante solo, poi è fuggita, come fa lei, la stronza, come fa sempre, con me, con tutti. Pianti, urla, canzoni al vento. La testa che gira, il mondo che cade, il tuo stomaco che si ribella. Bottiglie in acqua, contro il ferro, cibo sparso. Un bambino che vuole fare il grande ma non lo è; un ciccione fascista, un lurido approfittatore, pronto a tutto pur di farsi una; la Giulia, senza testa, triste come non mai, la donna che voleva baciare le stelle; e poi io, sereno a pezzi. E poi, lei, inebriata ma razionale.

Lei che, scesi dal pontile, io portai a casa. Mezzora di buio. Mezzora in cui io cambiai, grazie a lei, grazie ai suoi vaneggi. Chiusi in me, sigillati. Spenti in un mare di ricordi. Dimenticati?

E’ stata una sera orrenda. Che però io sogno ancora.

m.
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martedì, 20 giugno 2006, ore 21:12

Sono passati due anni, e io ho ancora lo stesso calendario.

m.
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giovedì, 15 giugno 2006, ore 13:13

Io odio giugno. E tra l’altro mi sento molto più grezzo e rozzo, in giugno. L’estate ha un effetto alquanto nocivo sulla mia persona. Da alto borghesello (sempre per rimandare alla cara signora Menabue) mi trasformo in contadinaccio semi-analfabeta. Pensate che sono perfino andato a lavorare in campagna dai miei zii. Ho buttato giù un ciliegio secco con l’accetta, e ho spinto il trattorino alla massima velocità, tanto che alla fine ha cominciato a fumare. Ho anche rincorso una lepre, ma mi ha battuto in velocità. Cazzo.

m.
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sabato, 10 giugno 2006, ore 19:31

Ho perso contro un cavetto della Nokia. Posso affermare con certezza che la mia vita non ha più valore. Ed ora mi farò la doccia, pensando a quel cavetto, mi vestirò, pensando a quel cavetto, parlerò coi miei amici, pensando a quel cavetto, ballerò, pensando a quel cavetto, guarderò le fighe, pensando a quel cavetto, berrò, devastato dal pensiero del cavetto, uscirò dalla discoteca, pensando sempre a quel cavetto, e infine andrò a letto, maledicendo quel fottuto cavetto.

m.
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martedì, 06 giugno 2006, ore 16:18

Mi atteggio spesso da poeta vate, ma in realtà sono alquanto mediocre. Normale, per non dire primitivo. Credo di avere una mentalità ancora molto cacciaeppesca. Istinto di sopravvivenza, non so, qualcosa di animalesco, o.o.

E intendo la banalità in un modo tutto mio. Sia chiaro.

m.
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