- Stop -
Il tempo del blog si è concluso. Non ne ho più voglia. Forse riprenderò più avanti, quando le cose saranno chiare e la mia vita più serena. Per ora, però, non ho niente da dire.
- Strano momento -
E' da un po' che non aggiorno il mio blog, forse la malattia mi è passata. Comunque, cavolate a parte, è stato un weekend interessante, sotto ogni punto di vista. Prima di tutto, sono stato con l'Anna, e con l'Anna ho parlato. E' stata una conversazione strana, di quelle che ti prendono, oscillante tra il patetico, l'assurdo, il sensato e il vero. I miei mi hanno accompagnato in macchina a Bologna, alla stazione, dove Anna mi aspettava. C'era anche Greta, una sua amica, ma è stata un'apparizione talmente subdola e veloce che non ricordo neanche il suo volto.
Prima tappa: nutelleria. Essì, non posso rinunciare, ogni volta che entro in Bologna, ad una bella crepe (non si scrive così) ricolma, strabordante, fitta di nutella squisita. Eravamo in fila, un'interminabile fila, quando io, furbo, le ho fatto la domanda da cento milioni: 'Ma tu cosa pensi di me? Cioé, come mi ritieni? Un amico, un conoscente, un amante, una preda...?...'.
Rullo di tamburi...
Lei mi risponde 'un amico'. Pam, mi è caduto il mondo addosso. Un amico. UN AMICO? In questo mondo, lo ripeto, non c'è più religione. Donne infami. Prima tu, o Annalisa, mi mandi messaggi talmente dolciastri da farmi venire il diabete; poi, mi rispondi 'un amico'? Ma... io non capisco. Ovviamente, lì per lì, sorrido, come se non fosse accaduto niente. La crepe arriva, distraendomi dai pensieri torturanti sulla parola 'amico'. Non voglio essere amico di nessuno, io.
Ci sediamo ad un tavolino, in disparte, lontano dalle orecchie impiccione altrui. E lì, ostinato, riprendo il discorso. Prorompo col dire che nei mesi il suo pensiero è, evidentemente, cambiato. Lei risponde che non mi capisce, che sono falsamente subdolo. Io controbatto che sì, subdolo lo sono, ma falso assolutamente no. Dopo una discussione simile, frivola e stupida, lei, con tono profetico, come fosse un monito biblico, mi dice: 'Nel nostro rapporto (rapporto, ma non siamo 'amici'?) non c'è sincerità. Riusciremo mai a dirci le cose come stanno?'. La fa facile lei.
Io non sono mai riuscito a dire 'ti voglio bene' ad una ragazza, e credo che mai ci riuscirò. Questo non preclude, ovviamente, ciò che io possa provare realmente per la tipa in questione. A me Anna piace, punto. Non c'è bisogno di dirle 'ti amo' per farglielo capire.
In realtà, nonostante l'amico buttato sul momento, nel corso della giornata ho capito che la storia è ben diversa. Io a lei piaccio in maniera... strana. Cioé, per quanto ho colto dalle sue parole, il nostro rapporto, secondo lei, và oltre l'amore. Per Anna è una specie di utopica passione. Che ragazza strana.
Ora, è difficile scrivere con parole corrette ciò che ho provato in quei momenti. L'atmosfera è cambiata in maniera spaventosa. Dopo essere usciti dalla nutelleria, siamo andati alla cioccolateria, per prenderci, appunto, una cioccolata calda.
E lì abbiamo continuato a discutere di come incomprensibile sia il rapporto che ci lega. Che noia.
La svolta decisiva è arrivata con la sera. I miei, che siano benedetti, mi hanno fatto restare anche di sera. Io e Anna abbiamo deciso di andare al cinema a vedere Harry Potter. Prima dello spettacolo, tra una chiacchiera e un'altra, le ho detto che una volta ho lasciato una perché ogni volta che si avvicinava mi prudeva il naso. Allora lei mi ha chiesto se la stessa cosa capitasse anche con lei. Mi sono avvicinato, il naso perfettamente normale e... bum, la sala diventa buia. Ma cazzo! Sono stato io a tirarmi indietro. Non so perché l'ho fatto, era la situazione giusta, ma il cambiamento di luci mi ha agitato. Lei c'è rimasta male.
Nonostante ciò, abbiamo passato tutto lo spettacolo vicini vicini. Io con la testa sulla sua spalla, lei rannicchiata vicino a me, le nostre mani con le dita intrecciate. Romantico.
Dopo il cinema, abbiamo passeggiato per tornare in Stazione, dove mi attendevano i miei. Le ho fatto notare che ci saremmo rivisti nel 2006, tra un anno. E lei mi ha detto che voleva vedermi prima di Natale...e poi mi ha fatto una proposta strana: passare il Capodanno assieme, noi due soli. Ci sto ragionando. Si vedrà.
Basta! Io non c'ho capito niente con quella là, se voi sì, dato che vi ho fatto una dettagliata ricostruzione dei momenti salienti, fatemelo sapere.
Un'ultima cosa: la Madeleine, la madrelingua inglese, una cavalla cinquantenne, deve essere investita da un camion dritta su quelle gengive da pachiderma che si ritrova. Crepa, vacca!
Bon, ho concluso.
Adieu.
- Uno come tanti -
Non mi piace la mia vita, non mi piaccio io, non mi piacciono coloro che mi circondano. Vorrei cambiare tutto, rinascere altrove, con genitori diversi. Detesto casa mia, detesto la mia famiglia, detesto i miei 'amici'. Non capisco perché ho avuto la sfiga di trovarmi in una situazione come questa.
Questo l'ho scritto ieri sera, in preda ad una malinconia folle. E' orrendo, ma voglio metterlo qui: non so neanche il perché. Il protagonista inizialmente era un ragazzo cieco d'amore per una stronza. Poi ho pensato che era meglio rivoltare i sessi, perché l'idea principale mi sembrava troppo autobiografica. E' incompleto:
Eleonora non sapeva cosa fare. In realtà, Eleonora non sapeva nulla. La luce fioca della lampadina, in alto, nel centro del muro, si gettava sulle pagine del suo diario, in cui stava riversando la folle rabbia che l’attanagliava. Perché, si chiedeva, perché la trattava così? Doveva per forza escogitare qualcosa, liberarsi dalla presa violenta di lui, l’uomo cattivo, l’antagonista nel mondo delle fiabe. Il piccolo libricino nero era poggiato sulle sue gambe, incrociate, e lei divorava la penna con i denti, afferrandola dalla parte del tappo. Per terra erano sparse delle carte da gioco accanto a vari fogli sparsi, probabilmente appunti o poesie, che andavano ad aizzare lievemente la piattezza in cui stagnava quella piccola stanza. La porta, ovviamente, era chiusa a chiave, anche se era a casa da sola: lei si chiudeva lì, col suo diario, coi suoi pensieri, con il suo specchio e rimaneva zitta e ferma per ore. Si estraniava dal mondo reale, l’anima lasciava il corpo, lo spirito viaggiava. A volte accendeva anche lo stereo, musica classica, per accompagnare i suoi sogni. Eleonora era strana, molti la consideravano diversa. Eleonora, per dire il vero, era speciale. Chiuse il libricino, buttandolo per terra. Poi si alzò, andò verso la scrivania, prese il lettore CD, mise le cuffie nelle orecchie ed accese, al massimo volume. La musica le fece rimbombare i timpani, ma non le importava, lei era forte, lei avrebbe resistito. E così doveva fare anche con l’uomo cattivo: resistere. Non avrebbe più pianto, perché solo gli sciocchi piangono. Non avrebbe più supplicato, perché solo i deboli supplicano. E, soprattutto, non avrebbe più amato, perché solo gli stupidi amano. Si guardò allo specchio, sorrise, la canzone era alla fine. Iniziò a ballare, chiuse gli occhi, tese le braccia e volteggiò per la piccola stanza, alzando il volto verso il soffitto. Quel giorno, Eleonora rinacque.
Il sole s’insinuava violento nei suoi occhi, che lei teneva socchiusi, coperti dall’ombra delle lunghe ciglia. La strada si apriva dinnanzi alla sua minuta figura, dritta e scialba, arricchita solamente dai pochi alberelli sempreverdi. Camminava maledicendo il sole, il cielo e la luna: il primo perché le bruciava le iridi, il secondo perché ospitava colui che la infastidiva e la terza perché si ostinava a sorgere solo durante la notte. Eleonora pensava spesso a quanto fosse monotona la vita condotta dagl’astri: rimanevano fermi, a guardare il mondo dall’alto, senza poter intervenire, senza poter esporre la loro opinione. Estremamente stressante e frustrante. Si dirigeva lentamente verso la casa dell’uomo cattivo, per porre fine alla fiaba. La principessa si stava risvegliando dal sonno magico, ed ora iniziava la strage. Vide volare una farfalla davanti a sé, cercò di prenderla, ma questa sgusciò via. Le sarebbe piaciuto essere una farfalla, per vivere solo un giorno, così da comprendere appieno il valore dell’esistenza. Se solo lui non fosse mai entrato nella sua vita, tutto sarebbe stato meno difficile. Ma lui, e lei lo sapeva bene, poteva essere eliminato, come nelle favole: il cattivo muore per mano del principe. Ma se il principe non c’è, pensava, tocca alla principessa ucciderlo. Così facendo, però, la sua casta innocenza si tingerebbe di sangue e lei non sarebbe più un essere estraniato dal peccato. La medaglia aveva due facce e non sapeva quale scegliere.
La casupola di mattoni si stagliava modesta poco più in là, vicino al fiume, il suo fiume, lontana dal cielo. Eleonora avanzò, fremente, stringendo le mani a pugno. Aveva paura, o forse era solo agitata. Eleonora non era mai riuscita a capire le sue sensazioni, perché Eleonora ne provava talmente tante in tempo così ravvicinato che identificarle sarebbe risultato impossibile. Così aveva deciso di rinunciare, e di provare ciò che provava senza capire. Suonò al campanello, con l’indice. I suoi passi pesanti le fecero venire i brividi.
<Chi è?>
<Io>
La porta si aprì cigolando e l’uomo cattivo entro nelle sue pupille. Sorrideva.
<Ciao Eleonora>, disse, con quella sua voce baritonale, acuta, aspra e dolce. Eleonora non capiva. Eleonora si sentiva morire.
<Ciao...>
<Cosa ci fai qui? Non sono solo...>, il pugnale entrò nel cuore, lo passò da parte a parte e bevve il suo sangue.
<Ah...>, bofonchiò lei, insicura,<ho bisogno di parlarti>
<Dimmi>
<Qui?>
<Vuoi andare a casa tua?>, ironico, maledettamente ironico.
<No, però pensavo che il divanetto dietro di te fosse perfetto>
<E’ occupato, te l’ho già detto. Lo sai che non mi piace ripetere le cose; spicciati, che non ho tempo da perdere!>, e ancora lo trapassava, prima usciva e poi rientrava, di continuo, lordo di sangue.
<Voglio farla finita>
<Che?>
<Voglio farla finita>, ripeté.
<Ma cosa?>
<Tutto>
<Tutto cosa?>, perché non capisci, perché ti ostini? Ma io non piango, io non piango. Io sono forte.
<Tutto te!>
<Tutto me? Eleonora, Eleonora mia,> scoppiò a ridere <lo sai che non puoi. Tu sei mia>
<Io non sono tua, io sono mia, solo mia!>
<Non urlare, idiota! Non sono solo, e tre. Comunque, bella, non puoi. Lo sai>
<Io so che posso tutto, perché nasciamo liberi e liberi dobbiamo morire>
<Uh, hai ragione. Forse è meglio se entri>
<Forse è meglio...>, no, Eleonora, no, non andare, fermati finché sei in tempo.
Ma Eleonora entrò nella tana del lupo, con passo incerto. La stanza era buia, ma tanto la conosceva a memoria. La sagoma di un corpo femminile si stagliava dinnanzi a lei, steso sul divanetto, molto probabilmente nudo. Eleonora trattenne le lacrime, perché lei era forte. Sentiva l’uomo cattivo chiudere la porta e avvicinarsi. Sentiva le sue mani sul suo grembo, il suo viso sul suo collo, la sua voce nelle sue orecchie.
<Voglio farti cambiare idea...>. Iniziò a baciarla e lei si abbandonò. La principessa stava perdendo, dunque, la sua innocenza, senza però macchiarsi di sangue. Eleonora era debole e lui lo sapeva. Ma Eleonora era anche speciale, e questo tutti lo ignoravano. Fu trapassata da una spada ardente, che non sparse sangue, ma la ferì comunque.
Eleonora non voleva morire da sola. In effetti, Eleonora non voleva proprio morire. Odiava vivere, però non voleva scomparire, né divenire cenere, né essere mangiata dai vermi. Considerava ciò troppo umiliante per una ‘come lei’; si meritava di più, perché lei era superiore, perché lei sapeva. Eleonora s’immaginava distesa sopra un letto bianco, assopita, non morta, sia chiaro, beata in una sorta di sonnolenta immortalità. E tutti le avrebbero portato dei fiori, cantando canzoni dolci. Ma Eleonora, ora, voleva davvero farla finita. Era tornata a casa, trascinando i piedi con una forza di volontà mandata dal cielo, e il corpo in fiamme. Ribolliva perché lui era riuscito ad ingannarla ancora una volta e lei non era riuscita a reagire. Entrò in camera, chiudendosi la porta alle spalle. Qualcuno aveva riordinato, mettendo fogli e cianfrusaglie varie sulla sua scrivania, piccola e rotondeggiante, con un ordine quasi maniacale. Buttò la borsa sul letto, e su questo si riversò pure lei, con il cuore ardente. Eleonora aveva pensato molte a volte al suicidio. In quei giorni di tristezza le pareva l’unica via di fuga, la sola luce in un tunnel oscuro. Non capiva perché, ogni volta che era ad un passo dal farlo, qualcosa, o qualcuno, la fermasse. Lo aveva tentato per ben tre volte: tagliò le vene, ma la madre entrò in tempo per salvarla. Cercò di avvelenarsi con un cocktail di medicine, ma ottenne solo lunghe ore di sonno. Rimase sott’acqua, decisa a non risalire in superficie, ma il fratellino irruppe in bagno e la sua innocenza la strappò ad una morte ridicola. Ma ora...ora cosa poteva fare? Lo scontro diretto con l’uomo cattivo si era tramutato in un incontro di subdola carnalità. Perché non era riuscita a reagire? Eleonora, quando lui la toccava, si sentiva bloccata, in coma, un vegetale, morta, di cera, stanca, fragile, e non poteva opporsi. Perché era entrata in casa? Perché Eleonora non è forte, Eleonora piange, vuole piangere, anche se solo gli sciocchi piangono. Forse Eleonora era una sciocca, speciale sì, ma sciocca. Oppure l’uomo cattivo era davvero magico, chi lo sa. Eleonora, una volta, pensò che fosse un demone, venuto dall’inferno per trascinarla via. Aveva voglia di riversare la sua frustrazione tra le pagine rovinate del suo diario, sempre quello da quando aveva sei anni. E, allora, Eleonora scrisse di sé, del suo cuore, dei suoi sentimenti, del suo corpo violato, della farfalla intangibile, del sole e della luna, del cielo, di Lui.
Ho la vaga impressione che questo racconto sia troppo patetico e femminile. Boh, mi sa che presto lo tolgo. Mi fa schifo persino ciò che scrivo: sono proprio in crisi.
- 8/12 -
Oggi è vacanza, che bello! Il mio desiderio di svegliarmi alle 14 si è infranto assieme all'aspirapolvere di mia madre. L'avrei uccisa! Comunque, mi sono alzato alle 11, deciso a non andare a vedere Melissa P.: una volta basta e avanza. Perciò oggi pomeriggio andrò in giro con quelli del quartiere, per rievocare tempi antichi: non usciamo da una vita.
Sono depresso, titubante e insofferente.
Anna mi ha mandato un sms strano, che non sono riuscito a capire: praticamente, mi ha detto che ha paura di non riuscire a trovare davvero la sua anima gemella. E LO DICI A ME? Cioé, prima mi dici che se abitassi a bologna mi ameresti, e ora mi mandi sto messaggio? Non c'è più religione in questo mondo d'infami. Se non si fa perdonare con un altro messaggio, ci metto una bella pietra sopra e butto le sue parole sdolcinate (ti penso, sei un pensiero costante, ti amerei, ecc.) dritte nel cesso! è.é
Voi cosa ne pensate? E' un segnale per dirmi di muovermi? Ho bisogno di aiuto.
Ho già sentito Gian, che m'ha detto di lasciarla perdere, che stà a Bologna, che non si conclude nulla, che devo guardarmi attorno a Modena. Forse ha ragione: mi vado a impegnare con una che non abita nella mia stessa città? Troppo traffico, troppo stress. Come faccio? Questo sabato vuole che vada da lei: ho già una mezza idea di darle buca senza avvertirla, ma se poi lo faccio, mi sento una merda.
Ho passato gli ultimi tre anni girovagando da ragazza a ragazza. Penso che il mio rapporto più lungo sia durato circa due mesi: mi sono fidanzato il 30 giungo, e il giorno dopo sono partito per le vacanze di due mesi, appunto, a Zadina...Mi sento un pò stronzo.
E ora mi piacerebbe avere un rapporto serio. Solo non riesco a trovare la ragazza giusta. Pensavo di averla trovata un annetto fa, ma poi si è dimostrata una vacca (l'ex dell'autobus): l'ho sganciata perché ogni volta che si avvicinava troppo al mio viso, mi iniziava a dar fastidio il naso. Stranissimo.
Poi è subentrata la Marti. Capitolo in 'attesa'. Non ci capisco nulla con quella là: prima mi bacia il collo, le mani, mi si avvinghia contro, poi non si fa più sentire e io ci rimango stronzo (termine usato dalla Giovi per dire che ci rimani a bocca aperta).
Uffa, mi sta sulle palle questa situazione! Perché devo farlo io il primo passo? Non possono farlo, per una volta, loro? Che idiozia l'idea del maschio dominatore e della femmina in attesa del bacio. Non la concepisco.
Basta, mi è venuto il nervoso. Inizierei a scrivere cazzate, se continuassi.
Perciò, asta la vista (se si scrive così)!!!
P.S. La mia donna ideale rimane sempre la Gioia, però lei è a caccia in questo periodo, ergo non si può concludere! (ecco che sono iniziate le cazzate, meglio che smetta!)
Ciao!
- Sgamato! -
Scusate, ma è più forte di me: questo post lo dedico all'irata Insaneskeletrix, a cui devo delle scuse per aver rubato delle frasi dal suo blog. Dalì, Dalì, che mi combini! Ho cancellato il tuo commento perché era troppo acido, forse ingiusto, e comunque esagerato. Spero che tu capisca.
Comunque, sono orgoglioso, ho raggiunto il livello massimo di commenti: *_*. Un bacio alle donzelle, una pacca sulle spalle ai cavalieri.
Non so che dire, non so che scrivere: ho voglia di aggiornare, senza una ragione ben precisa. A proposito: non è che in rete c'è un'anima pia disposta a insegnarmi come mettere i links nel template? Lo so, lo so, sono un poco patetico, ma non ci riesco, perché ho un blog stronzo.
La Marti è morta, non si fa sentire. Anna è vivissima, si fa sentire fin troppo. Una via di mezzo, no, né? Domani, deo gratias, si sta a casa. Non vedo l'ora che venga stasera per andare a letto e rimanerci fino alle 14 di domani. Il più grande desiderio che c'ho ora nel cassetto, pensate. Che futilità, mi faccio quasi schifo.
Il pomeriggio, in teoria, dovrei recarmi al cinema. Non ne ho una gran voglia, ma mi hanno invitato. Ci penserò su stanotte. Poi, scusate eh, non mi va di rivedere un'altra volta la cara Melissa P. e i suoi cento colpi di spazzola. La prima volta che l'ho visto, ho riso dall'inizio alla fine, soprattutto perché c'erano i vecchietti che si trastullavano guardando la protagonista nuda (che, tra parentesi, non è manco bella). Poi è diverso dal libro. La poesia è sparita. Non che ce ne fosse tanta nel diario della Panarello (o Panariello?), sia chiaro, però potevano far risaltare in maniera più esplicita i problemi che spingono la cara Melissa a fare quel fa.
Ho sete, ho fame, ho sonno. Sono stanchissimo, il tennis mi fiacca troppo. Però sono bravo, l'unico sport in cui spicco davvero. Oggi C. mi ha mandato un sms chiamandomi 'cucciolotto': a volte l'ipocrisia delle persone raggiunge limiti impossibili. Cucciolotto? CUCCIOLOTTO? Lei? Lei che è la più grande delusione della mia vita? Lei che mi ha voltato le spalle? Lei che è una grandissima bastarda? Fortuna che nell'altro post ho detto che l'amicizia non è finita. Mi spiace, ma dentro il pensiero del suo abbandono mi rovella nel cervello, perciò non posso fare a meno d'insultarla: è l'unico modo per far passare l'ira. Scusate, u.u.
Bon, dai, ho scritto abbastanza. Che bello, domani posso dormire, *_*!
Ciao!
- Sex, Drug and Rock n'Roll -
E' strano, cioé, più che altro, è sciocco. Nella vita reale non sono mai riuscito a tenere un diario; o meglio, mi sono sempre rifiutato di farlo, la consideravo una cosa troppo femminile. Ora, invece, mi ritrovo qui, quasi ogni dì, a scrivere su un blog virtuale, come fosse un diario. E' stupido, no?
Oggi a scuola la Mena mi ha interrogato sui capitoli V, VI dei 'Promessi Sposi'(del cazzo). E' andata benissimo, 8 e mezzo, anche se l'Elly s'è lamentata che la prof. è una vacca, che mi regala i voti, che sono raccomandato. Io la piglio sul ridere, che altro posso fare? Lei è fatta così, prendere o lasciare.
In bus, poi, è tornato a rovellarmi in testa l'argomento Martina: era da un pò che c'avevo dato a mucchio con lei, ma, ogni volta, riesce sempre a farmi ricadere nel caos. E'...bellissima. Cioé, dal mio punto di vista. Oggi mi fa: 'Ti darei un bacio solo per dimostrare che sei il mio moroso...'. Per capire questa affermazione (che, tra parentesi, non ho compreso manco io), dovete sapere che sul 2 c'è una mia ex, una tipozza con cui ho avuto un inciucio, che guarda sempre male la Marti, perché mi da un bacino, o meglio, dava un bacino prima di scendere. Ed oggi, forse perché ha sentito la mia freddezza, mi salta fuori con questa affermazione, ed io mi sciolgo come burro al sole. Io le ho risposto che è un'opportunista, che le importa solo di figurare superiore rispetto all'altra. Il tono era ironico, ma il concetto verissimo. Uff...Non so che farci con quella là. Ci penserò.
Il punto è che c'è di mezzo anche Anna. Io non so cosa provo verso di lei, ma so che mi piace; però avverto un qualcosa, più fisico che mentale, anche verso la Marti. Perciò sono confuso. Non oso immaginare cosa accadrebbe se le dirette interessate leggessero il mio sfogo. Merda!...Prossimamente censuro.
Luca mi ha detto che l'ha già fatto. Io ci sono rimasto di merda: mi sono sentito un poco inferiore. Io sono fermo al bacio! In realtà credo che sia lui ha sbagliare, perché farlo (se l'ha fatto) a 15 anni, significa bruciare le tappe. Me aspetta ancora qualche annetto XD, (non come la Gioia che si dà da fare da quando ha 8 anni!).
Bene, blog aggiornato. Fine, stop, end.
Ciao!
- Riflessione -
Ieri è stata una giornata strana, di quelle che ricordi per tutta la vita. Anna è stata fenomenale, unica, perfetta. Sono andato a prenderla in Stazione, in ritardo, ovviamente. A piedi, poi, siamo giunti in centro. Io detesto passeggiare per la Via Emilia, ma ero obbligato: come potevo non mostrarle il fulcro di Mutina?
Infreddoliti, ci siamo rintanati in un bar, quello in Corso Duomo, dove abbiamo preso due cioccolate in tazza; tipica scena da film. Eravamo seduti ad un tavolino minuscolo in fondo alla sala, soli. Lei teneva la tazza con entrambe le mani, io trafficavo con le lenti a contatto. Abbiamo parlato del più del meno, dal suo mini-appartamento a Bono degli U2, da 'I Cosacchi e altri racconti' al suo rapporto con il padre. Quindi, ci siamo ributtati in mezzo alla folla. Ho trattenuto il fastidio solo per lei. Abbiamo camminato, ancora e ancora, per poi salire sul primo autobus a portata di mano, e restarci fino al capolinea, e oltre, per tornare sulla Via Emilia.
Qui, erano le 18, abbiamo preso delle patatine fritte e ci siamo seduti su una panchina, per continuare a parlare, di me, di lei, di come sono, di ciò che prova.
Lei dice che non riesce a capirmi. Io le rispondo che non mi capisco manco io. Lei si rabbuia, infastidita da tutto. E allora penso che ci serva un altro bus, l'11, per schiarirci le idee. Ci sediamo in fondo, dove non c'è nessuno. Lì, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono aperto completamente, raccontandole molte cose.
Ho parlato anche di lei, C.
C. era, fino a settembre, una delle persone più importanti della mia vita. Cioé, adesso non esageriamo, comunque ci tenevo molto. Abbiamo fatto di tutto assieme: bevuto, fumato, riso, pianto, siamo scappati, ci siamo ascoltati. La consideravo il mio migliore amico, perché lei era, perché lei sapeva tutto di me.
Poi, invece, si è dimostrata fasulla, falsa, ipocrita. Ed io ho capito di essere un ingenuo imbecille. Mi sono confidato con la persona meno adatta. La sua nuova compagnia, sei persone del cazzo, sono riuscite a rovinare la nostra amicizia. Non è finita, sia chiaro, ma qualcosa s'è perduto per sempre. Le persone cambiano, ed è sempre brutto.
Basta parlarne!
Tornando all'Anna, io la adoro, solo questo conta. Dopo il giretto dull'11, siamo scesi in stazione. Il treno è arrivato stranamente puntuale. Un bacio mio, un bacio suo. Delicato, dolce, puerile. Sulla guancia.
Uh, quasi mi scordavo: Gioia, non abbatterti, non essere triste. Può sembrarti inutile, ma ricordati che per te io ci sono. Lo scrivo qui e te lo dirò domani.
Commentate!
Ciao...!
- Comportamenti -
Oggi io e l'Elly siamo dovuti scendere dal bus e farcela a piedi perché c'era il controllore. Dio Mio, quanto ho riso. L'Elly è troppo forte, mi fa piegare in due dalle risate. Comunque, a scuola è accaduta una cosa piuttosto strana. Cioé, io mi chiedo, com'è possibile che una persona cambi di punto in bianco? Come può una figura così innocente diventare una sfigata odiosa? Se hai capito, aspetto spiegazioni.
Alle 14,47 devo andare a prendere Anna sul binario 3. Viene da Bologna a farmi visita. Cazzo, vorrà sicuramente andare in giro per Modena, cosa che mi urta in maniera particolarmente forte il sistema nervoso. Cioé, dalla prima alla terza media ho passato tutti i miei pomeriggi in centro; BASTA! Mi ha disgustato andare su e giù per la Via Emilia.
Stasera non posso fare niente, i miei non vogliono. Addio nuova compagnia, addio speranza di uscire da questa mia crisi esistenziale, addio sabato divertente. Spero almeno che nel pomeriggio Anna mi faccia divertire, sennò quando torno a casa mi taglio le vene.
Versione di greco: 7-. Dai, mi accontento. Certo, mi degrada un poco la media, che scende da 8 a 7,60. Speriamo che la Teon Teonis sia clemente e mi regali meno di mezzo voto.
A volte la vicinanza di alcune persone finisce per influenzarti negativamente. Ed è quello che, per me, sta succedendo ad una persona a cui tengo, che si avvicina al declino. Ma io non ho il diritto di giudicare, quindi sto zitto, non le dico niente, ma penso sia doveroso metterla in guardia. O no? Se mai leggerai, pure tu fammi sapere.
E' la quarta volta che scrivo due righe e poi cancello. Evidentemente non sono cose importanti. Evidentemente non è utile per l'umanità. Evidentemente è ora che vada.
So, ciao!!!
- Del Pino -
5 commenti per il mio primo post! Però...
'Sta cosa mi colma di orgoglio, vuol dire che sono bravo, simpatico, dolce e cuccioloso. Cazzate a parte, sono felice d'aver consigliato un nuovo template alla mia Gioia, visto che quello giallino cacca che aveva prima faceva un po', manco a dirlo, caccare.
Che giornata stupida...Oggi non ho fatto nulla di rilevante o socialmente utile. Cioé, di solito mi adopero per migliorare la gente che mi sta attorno con la mia filosofia di vita zen, ma oggi non ho trovato nessuna anima pia (come dice Del Pino) disposta ad ascoltarmi.
A proposito di Del Pino, alterego del mio prof. di mate, oggi mi ha fatto sputtanare: per spiegarci il secondo teorema sugl'angoli esterni ha usato come esempio Paperon De'Paperoni, Rockerduck e Paperino. Cioé, vi rendete conto? Come può un ometto di quarant'anni usare esempi simili? Le risposte sono due: o soffre della sindrome di peter pan, oppure ci considera un branco di cretini analfabeti che leggono solo 'topolino'.
Oggi ho rivisto la Sara. Era da un pò che non la incrociavo per mutina. L'ho notata subito, troppo bella. Dannazione, però, non ho avuto il coraggio di andarla a salutare. Io ero con dei miei compagni, e lei con sua madre. Però, ora, mi sono pentito. Cioé, io e lei ci conosciamo da una vita, e io, quando la vedo, non ho le palle per chiamarla??! Impossibile. Vabbé, mi rifarò la prossima volta...Almeno spero.
Cogito ergo sum.
Non so perché l'ho messo, ma mi è venuto in mente. Bon, me ha concluso. Se volete commentare, commentate, non mi arrabbio... :P
Uh, quasi dimenticavo: la morte di Tonio Cartonio è una leggenda metropolitana, come la cassetta di The Ring. Solo che, quando l'ho saputo, mi sono sbellicato dalle risate, e ho deciso di prenderne spunto per il mio super blog. Morto, o non morto, rimane comunque il mio idolo... u.u!XD
Ciao!
- In loving memory of Tonio Cartonio -
Bah, questa è la prima volta che scrivo su un blog virtuale, il mio, per l'appunto. Comunque, che emozione...! Beh, sinceramente, non so che scrivere, però l'influenza influenzante della FRaNCe mi ha spinto a crearne uno. 'Monsieur Bovary', che titolono, né? Io, per dirla tutta, mi sento un poco sfigato in this moment: sto scrivendo qualcosa che nessuno mai leggerà! E' strano...cioé, io mi adopero per fare una cosa carina, pulita, ordinata, quando so già in partenza che questa cosa carina, pulita, ordinata la vedranno davvero poche persone.
Comunque, discorsi sciocchi a parte, ieri ho visto 'Harry Potter': ha profondamente deluso le mie aspettative. L'ho trovato, come dire, posticcio. Vale la pena vederlo solo per Hermione...*_*
Anna mi ha detto che Tonio Cartonio è morto, crepato, deceduto, andato, sparito. Ci sono rimasto malissimo. Tonio era il mio idolo, il mito di ogni giovane: chi, trovatemelo su, non vorrebbe andare in un fantabosco a bere melablu e a dire 'arcipigna!' invece di 'porca puttana maiala!'? Un mondo idilliaco. Un'utopia. W la Strega Salamandra, quella gran figa, con la speranza che non muoia pure lei...
In questo periodo una profonda crisi esistenziale mi assale: ho voglia di cambiare, mi hanno stancato i miei amici 'di sempre'. Voglio trovarne altri, rivoluzionare tutto, inserirmi in un nuovo gruppo. E ciò non è per niente facile. Comunque, vediamo... Al massimo mi adatto a quelli che ho già.
Che posso dire, ancora?
Io amo scrivere, adoro scrivere. A volte, quando sono a casa, solo, triste, mi ritrovo davanti al piccì, la stanza buia, la mia mente che inizia a lavorare, le mani che scorrono sulla tastiera, la musica classica a palla. Mi piace scrivere cose strane, diverse, non banali, profonde dal mio punto di vista.
Questo mio primo PoST lo dedico a lei, la mia tesora petulante, scorbutica, antipatica ma così...irresistibile (amicizia, sia chiaro!)...GIOIA!